BACK TO PREVIOUS PAGE

News (Press Release)

La Repubblica


Dalla lavorazione dell' oro agli studi dentistici: Il Master in trattamenti di superfici per l'industria

Monday 4th July, 2005
Roma

Luglio 2005

PADOVA - Nell' Aula della Vigna, chiamata così per un bel
pergolato, si sfogliano libri, si proiettano diapositive in attesa
di discutere i master di secondo livello. Al centro della
relazione gli "acceleratori di particelle" che sono per i fisici
quello che i microscopi sono per i biologi e i telescopi per gli
astronomi. Ma il discorso non è pura teoria, semplice astrazione:
si affrontano le applicazioni in campo industriale, negli studi
dentistici, nella lavorazione dell' oro, di ciò che è stato messo
a punto nei laboratori di fisica nucleare, di come la ricerca pura
possa soddisfare le esigenze dell' imprenditoria. «Madame Curie
poteva fare i suoi esperimenti da sola oggi invece sono necessarie
centinaia di persone, la ricerca è cambiata e anche i docenti
hanno bisogno di intelligenza emotiva, devono saper interagire con
gli studenti, i problemi tecnici si risolvono, è più complesso far
interagire le persone», spiega Vincenzo Palmieri, direttore del
master, napoletano ma rimasto a Padova perché «è un punto di
passaggio nevralgico per l' Europa», in questa facoltà «che è
altamente formativa». Facoltà di Scienze di Padova: un intreccio
strettissimo tra didattica e ricerca, studio e lavoro, radici
antiche e prospettive future. La facoltà si è classificata prima
con una particolare eccellenza nella didattica e nella
produttività, una tradizione che viene da lontano. L' università
di Padova fu fondata nel 1222 e quella di Scienze è una delle
facoltà storiche, in un libro si ripercorrono tutte le fasi,
secolo dopo secolo, e sono ricordati tutti i docenti, uno ad uno,
tra loro venne a Padova ad insegnare anche Galileo Galilei. Oggi
il suo busto si trova nell' ingresso della facoltà. «Credo che
un nostro punto di forza sia l' interesse per la ricerca e questo
gli studenti lo sentono», spiega il preside Eugenio Calimani,
lunga barba bianca come solo alcuni scienziati sanno portare,
grande energia. «Seguiamo molto il rapporto con gli studenti e
questo garantisce anche il loro impegno. Gli studenti degli ultimi
anni nei laboratori didattici usano anche strumentazioni prese in
prestito dai laboratori di ricerca, da noi non esiste la sola
teoria». Il professor Calimani è soddisfatto del primato ma
preoccupato. «C' è un calo delle vocazioni nelle lauree
scientifiche, è molto negativo. C' è al ministero un progetto che
si prefigge proprio una collaborazione tra università e scuole
superiori per sollecitare un maggiore curiosità verso la Natura.
Il calo delle iscrizioni non c' è in Biologia, le scienze della
vita, c' è nelle discipline più dure come Matematica, Fisica,
Chimica. è necessario modificare il modo d' insegnare queste
materie, dobbiamo avere studenti motivati se vogliamo mantenere i
livelli alti». La facoltà da due anni ha introdotto i test d'
accesso, non sono vincolanti, solo orientativi, anche chi si
classifica poco brillantemente si può iscrivere, «abbiamo visto
che con questo metodo c' è un miglioramento, gli studenti che
vanno male al test s' iscrivono in altre facoltà, abbiamo così
meno abbandoni». La facoltà ha 15 corsi di laurea di primo
livello, dall' Astronomia alla Biologia, dalle Scienze e
tecnologie per i Beni culturali alle Scienze dei Materiali, una
laurea, spiegano i docenti, che ha grossi sbocchi professionali
anche se è ancora poco frequentata. Oltre alle storiche Fisica,
Informatica, Chimica, Matematica. è alto il livello di occupazione
tra i laureati ed è notevole il numero di chi continua gli studi e
si specializza nei dottorati di ricerca. «Ogni anno investiamo nei
laboratori, da noi non c' è solo una didattica frontale», spiega
il professor Mariano Beltramini, docente di Biologia. «Idealmente
ogni studente dovrebbe poter fare il proprio esperimento, per
questo abbiamo introdotto il numero programmato, solo nel nostro
corso, perché non possiamo sovraffollare le aule, i laboratori».
Didattica e ricerca, un binomio imprescindibile, un intreccio
fecondo nelle aule di via Jappelli. «Non a caso stanno nelle
stesso building aule e laboratori, dopo le lezioni torniamo alla
ricerca», spiega il professor Giorgio Moro, docente di Chimica.
«Da noi gli studenti sentono molto il fatto di avere laboratori di
alto livello. Del resto le tesi devono avere qualcosa di
innovativo, non esistono tesi compilative a Chimica». Nel
pomeriggio i dottorandi si attardano nei laboratori, gli studenti
si fermano a studiare nelle aule vuote, c' è un' atmosfera molto
vissuta in questi edifici. «C' è un buon rapporto tra numero di
docenti e numero di studenti», raccontano i ragazzi, «siamo
seguiti e l' insegnamento è abbastanza modulato sulle nostre
esigenze. Speriamo che tutto questo sia un passaporto per il
lavoro».

http://download.repubblica.it/pdf/guida_universita/04072005.pdf